Chiesa Madre - Basilica Minore Santa Maria Assunta e San Nicolò Vescovo
La Basilica minore di Santa Maria Assunta e San Nicolò Vescovo è la chiesa madre (o matrice) di Montalbano Elicona, la più grande tra le chiese del borgo. Sorge in piazza Duomo, con il prospetto principale in cima a una scenografica scalinata, e appartiene all'arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, vicariato di Montalbano Elicona. Le origini del luogo di culto risalgono all'XI secolo: un primo edificio a navata unica, con orientamento diverso dall'attuale, fu eretto dai Normanni e dedicato ai Santi Apostoli Pietro e Paolo. La sua costruzione è strettamente legata alle vicende del vicino Castello di Montalbano, di cui costituiva quasi una cappella di corte. Fu poi l'imperatore Federico II di Svevia a imporre un nuovo assetto politico e una diversa configurazione urbanistica al centro medievale, intervenendo anche su questo edificio. La prima documentazione scritta relativa alla "chiesa di San Nicola" risale al primo decennio del Trecento, tratta dalle Rationes Decimarum del tempo. Nel 1646 l'edificio fu ricostruito e ingrandito con l'aggiunta delle due navate laterali affiancate a quella centrale: un intervento che comportò anche il ribaltamento dell'asse originario, permettendo di realizzare l'attuale, scenografico prospetto in cima alla scalinata. Il campanile, che addolcisce la severità delle forme con la sua merlatura, fu costruito tra il 1665 e il 1673. Il 17 settembre 1992 il tempio è stato solennemente consacrato alla Beata Vergine Maria Assunta in Cielo; pochi anni dopo, il 16 maggio 1997, papa Giovanni Paolo II ha elevato la chiesa al rango di Basilica minore, riconoscimento che ne sottolinea il ruolo di centro della vita spirituale del borgo, tra culto della Santa Croce, devozione mariana e opere di evangelizzazione e carità. L'interno, a pianta basilicale a croce latina, si sviluppa in tre navate separate da robusti pilastri su cui si aprono grandi archi a tutto sesto, cinque per lato. Il soffitto della navata centrale è costituito da travature lignee intagliate e dipinte, mentre le pareti sono arricchite da fregi, rosoni e medaglioni in stucco raffiguranti personaggi biblici. Lungo le navate laterali si contano complessivamente nove altari, ciascuno con la propria pala d'altare e un elaborato paliotto marmoreo con raffinati medaglioni centrali.
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La statua di San Nicola
Nella cappella posta nell'abside minore destra, dedicata al Santo patrono, il monumento di San Nicola in trono fu realizzato dallo scultore Giacomo Gagini nel 1587, in piena età della Controriforma, quando la basilica era ancora nella sua configurazione medievale a navata unica, quasi sessant'anni prima della grande ricostruzione secentesca. L'opera è documentata negli studi ottocenteschi di Gioacchino di Marzo sulla scultura gaginesca in Sicilia, che ne attestano l'importanza nel panorama artistico dell'isola tra Cinque e Seicento. Alla base del seggio, quattro bassorilievi raffigurano eventi legati alla vita del Santo. L'arcata che racchiude il monumento poggia su colonne ioniche alla base e scanalate d'ordine dorico lungo il fusto, con elaborati capitelli corinzi dorati all'estremità superiore; la trabeazione che le sormonta è arricchita da figure antropomorfe e teste di putti alati. La figura di San Nicola, assisa in atto benedicente, indossa una casula dal morbido drappeggio che riproduce con grande realismo l'effetto damascato del tessuto, messo in risalto da una preziosa doratura. Alle sue spalle, un bassorilievo marmoreo raffigura putti alati nell'atto di deporre sul capo del Santo la mitra vescovile. (Foto: Effems, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0)
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Il ciborio dell'altare maggiore
Il baldacchino marmoreo a ciborio che sovrasta l'altare maggiore è uno degli elementi più scenografici dell'interno della basilica. Fa parte dell'importante campagna di rinnovamento decorativo che accompagnò la ricostruzione secentesca del tempio: nel 1646, quando l'edificio fu ampliato con le due navate laterali su iniziativa dell'arciprete Placido di Fiore, l'altare maggiore fu dotato di questo elaborato apparato architettonico in marmo, pensato per incorniciare monumentalmente lo spazio liturgico più sacro della chiesa, cuore delle celebrazioni fin da allora. (Foto: Effems, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0)
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Il pulpito marmoreo
Il pulpito in marmo, da cui un tempo veniva proclamato e commentato il Vangelo alla comunità riunita, appartiene alla stessa stagione di rinnovamento barocco che nel Seicento trasformò l'antica chiesa normanna in basilica a tre navate. Ancora oggi dialoga, nello stile e nei materiali, con gli altari e i paliotti marmorei che scandiscono le navate laterali, testimonianza di un unico, coerente progetto decorativo voluto dai committenti dell'epoca. (Foto: Effems, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0)
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La Cappella del Crocifisso
Nell'unica cappella mediana della navata sinistra, la quarta campata ospita, su una mensa dal raffinato paliotto a tarsie marmoree con medaglione centrale, un Crocifisso ligneo dei primi anni del Cinquecento, attribuito alla scuola siciliana e alla bottega di Giovannello de li Matinati. È uno degli arredi più antichi dell'intera basilica: realizzato oltre un secolo prima della ricostruzione secentesca del 1646, sopravvisse ai lavori di ampliamento e fu integrato nella nuova cappella a lui dedicata, a testimonianza della continuità devozionale del luogo attraverso i secoli. Sulla sinistra si trova un'espressiva statua in cartapesta raffigurante la Madonna Addolorata. (Foto: Effems, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0)
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La Cappella del Santissimo Sacramento
Nell'abside minore sinistra, specularmente alla cappella di San Nicola, si trova la Cappella del Santissimo Sacramento. Sulla mensa si eleva un manufatto marmoreo ad edicola in stile gaginesco — la stessa temperie artistica, tra Cinque e Seicento, che produsse anche la statua di San Nicola nell'abside opposta — con due angeli ai lati del tabernacolo e bassorilievi inseriti in una prospettiva architettonica delimitata da lesene decorate con arabeschi a rilievo. La ricca cornice si chiude in una lunetta che raffigura il Padre Eterno ritratto tra putti osannanti, un tema iconografico tipico della devozione eucaristica controriformistica.
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Gli altari delle navate laterali
I nove altari che scandiscono le navate laterali risalgono, nella configurazione oggi visibile, alla grande ricostruzione del 1646, quando la chiesa a navata unica fu ampliata con le due navate laterali. Lungo la navata destra si susseguono un altare con la Vergine col Bambino e Santi, uno con la Trinità e Sante Siciliane (riconoscibili Santa Lucia, Sant'Agata e Santa Rosalia dai rispettivi attributi iconografici), un ingresso laterale, un altare con la Vergine col Bambino, Santi e Anime Purganti, e un ultimo altare dedicato a diversi Santi. Sulla navata sinistra si trovano invece un altare dedicato alla Vergine col Bambino, uno a Sant'Antonio di Padova, la Cappella del Crocifisso, un altare dedicato al Sacro Cuore e, infine, il più antico, ricco ed elaborato di tutti: l'altare dedicato a San Giuseppe e Gesù Fanciullo. Un'iscrizione marmorea nella prima campata sinistra ricorda inoltre la solenne consacrazione del tempio alla Beata Vergine Assunta, avvenuta il 17 settembre 1992. Ogni altare è sormontato da nicchie a vetri con statue di Santi e presenta tabernacoli di foggia diversa.
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Il campanile
Costruito tra il 1665 e il 1673, il campanile fu eretto a proprie spese dall'arciprete Leonardo Saccone, in carica dal 1645 al 1673, insieme a Giovanna Saccone e Costantino. Un'iscrizione marmorea posta alla base ricorda ancora oggi la loro committenza, dedicata "ad honor di Dio, e della Beata Vergine, di Santo Nicolò e di tutti i Santi, in remissione dei nostri peccati".
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